Nutrigenetica

Nutrigenetica

Alimentazione e genetica: due aspetti strettamente correlati fra loro.

Negli ultimi 15 anni il panorama scientifico si è dedicato allo studio della variabilità genetica individuale e di come essa si relazioni con l’alimentazione.

Tutti gli uomini condividono tra loro oltre il 99% del patrimonio genetico ma è proprio in quell’1% di diversità che si spiega la differente e personale risposta alle stesse condizioni nutrizionali (Mullins et al).

Questo ha portato alla comparsa di due nuove scienze che indagano lo stretto legame tra DNA e alimentazione: la nutrigenetica e la nutrigenomica (Mutch et al)

Nutrigenetica e Nutrigenomica

La nutrigenetica concentra la sua attenzione sullo studio del genoma di un individuo e di come questo risponde a seguito dell’assunzione di diversi nutrienti. Analizza quelle caratteristiche interindividuali che a volte sono alla base della predisposizione all’insorgenza di patologie o di intolleranze alimentari.

La nutrigenomica indaga gli effetti dell’alimentazione sul nostro patrimonio genetico, riferendosi ai nutrienti che introduciamo col cibo, come potenti modulatori del nostro stato di salute. Pertanto, aiuta a comprendere come una dieta possa influenzare il nostro organismo.

Nutrigenetica

Nutrigenetica e caffeina

Un esempio particolare nel campo della nutrigenetica è quello riguardante la caffeina.

La caffeina è una sostanza alcaloide naturale conosciuta per le sue proprietà stimolanti. È ingerita prevalentemente sotto forma di caffè ma anche di tè e cioccolata, bevande energetiche, barrette dimagranti e viene metabolizzata nel nostro corpo grazie all’azione un sistema enzimatico presente nel fegato.

Alcuni individui portano nel loro genoma un polimorfismo genetico che influenza la loro capacità di metabolizzare la caffeina.

I cosiddetti “metabolizzatori lenti” sono soggetti che devono monitorare la loro dose quotidiana di caffeina (200mg al giorno 2-3 tazze) in quanto potrebbero andare incontro a problematiche di salute quali un aumentato rischio di infarto. Anche le donne che hanno intenzione di iniziare una gravidanza, se sono metabolizzatori lenti, devono ridurre il consumo di caffeina per non andare incontro ad aborti (Reyes&Cornelis).

Nutrigenetica e intolleranza al lattosio

L’intolleranza al lattosio è la più comune forma di intolleranza: ne soffre circa il 70% della popolazione mondiale e riguarda l’incapacità di digerire lo zucchero lattosio.

La capacità di un individuo di poter consumare alimenti ricchi in lattosio è data da una variante genetica che riguarda il gene della lattasi, responsabile della scissione dello zucchero lattosio in due zuccheri più semplici (glucosio e galattosio).

Individui che presentano un deficit dell’enzima lattasi, non digeriscono il lattosio che raggiunge il colon provocando richiamo d’acqua e di elettroliti nel lume intestinale, fermentazione batterica e formazione di acido lattico e acidi grassi a catena corta, provocando sintomi che sono “dose-dipendente”.

Nutrigenetica e obesità

La nutrigenetica è stata utile nello studio di questa che si può definire una vera e propria epidemia.

Gran parte dell’obesità è certamente dovuta a fattori legati allo stile di vita (una dieta ricca in calorie e grassi e sedentarietà). Si è scoperto però che a livello individuale l’assetto genetico gioca un ruolo importante. In particolare, una variante del gene FTO si è mostrata predisponente all’obesità per quei soggetti che sono esposti in un ambiente obesogeno.

Nutrigenomica e consumo di alcol

Negli ultimi anni è incrementato notevolmente il consumo di alcol fra giovani. Ci si riferisce al termine di binge drinking quando si considera l’ assunzione di 5 o più drink alcolici in una stessa sera almeno 2 volte durante una settimana.

Ad oggi sappiamo che l’esposizione all’alcol negli adolescenti provoca cambiamenti diffusi nel cervello, comportando dei disordini associati al consumo di alcol e alla dipendenza.

Più precisamente, si è visto come il binge drinking induca modificazioni epigenetiche o meglio modificazioni chimiche nel nostro DNA che comportano una riprogrammazione genetica nel cervello.

Sono modifiche che colpiscono i circuiti neuronali dell’adolescente e l’esposizione ripetuta di etanolo può comportare un aumentato rischio di dipendenza di alcol in età adulta (Jones et al)

Nutrigenetica e buona salute

Il cibo è fonte di nutrimento: la nutrigenetica indaga da anni i benefici che traiamo dall’assunzione di determinati alimenti.

La nutrigenomica, ad esempio, ci insegna che la vitamina C contenuta nella frutta e nella verdura protegge il Dna dai danni ossidativi determinati dai radicali liberi che si formano nel nostro organismo nel corso dei processi metabolici e che sono i responsabili dei processi di invecchiamento cellulare e dei danni al Dna.

Inoltre, gliacidi grassi omega 3 presenti nel pesce, ma anche la frutta secca, agiscono normalizzando i livelli di trigliceridi e colesterolo nei pazienti con dislipidemia (ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia) e sono ottimi elementi di prevenzione in soggetti perfettamente sani.

Questi esempi dimostrano come tutto ciò che assumiamo, ha un effetto diretto sulla nostra salute.

Conta più la genetica o il nostro stile di vita?

È fondamentale considerare la componente genetica e dunque l’unicità di un individuo e stilare un piano alimentare che sia il più possibile personalizzato, che agisca come strumento di prevenzione verso quelle patologie o intolleranze verso cui siamo predisposti. D’altra parte, si deve ricordare che sono le nostre scelte alimentari, le nostre abitudini, il nostro stile di vita ad impattare enormemente sul nostro stato di salute.

Da qui l’importanza di seguire scelte alimentari consapevoli e di essere guidati da una figura professionale quale un nutrizionista.

Conclusioni

Appare ormai chiaro come ci si discosti sempre più dal classico concetto di “dieta”, inteso come piano alimentare elaborato da schemi validati; e di come esso stia necessariamente evolvendo nell’attuale concetto di “dieta personalizzata”, che tiene conto delle caratteristiche del singolo individuo.  

Infine, si comprende come la nutrigenetica e la nutrigenomica, seppur apparentemente simili, siano vicendevolmente necessarie e se ne comprende il loro valore quando impiegate come strumento utile nella stesura di un piano alimentare personalizzato.

Contattami o scrivimi per prendere un appuntamento.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *